L’interior designer è nella società contemporanea una figura professionale in continua crescita: semplicemente visitando un qualsiasi ambiente istituzionale (come un museo o una banca), così come un centro commerciale è possibile notare una minuziosa cura e una particolare personalizzazione dello spazio che fino a qualche anno fa non era così rilevante.

Un lavoro tanto impegnativo quanto affascinante: il giusto connubio fra creatività e conoscenze tecniche, entrambe egualmente importanti; spunti sempre nuovi e continua evoluzione delle dinamiche lo rendono una professione particolarmente amata e, soprattutto, apprezzata dal mercato.

Una buona dose di ispirazione naturale è imprescindibile, tuttavia, per poter essere adeguatamente competente l’interior designer deve studiare e approfondire le proprie conoscenze.
L’offerta formativa è piuttosto ampia e comprende tanto corsi professionali da interior designer quanto corsi di laurea magistrali, master e dottorati.

I corsi professionalizzanti durano qualche anno e sono costruiti per un target già inserito nel mondo del lavoro o che a breve intende inserirsi.
Per questo, offrono corsi molto pratici, orientati a una facile spendibilità delle conoscenze sul campo professionale: oltre agli studi teorici, ci sono corsi per acquisire la buona padronanza di software progettuali, futuri compagni di lavoro.
La garanzia di un titolo aderente alle esigenze del mondo del lavoro è data dall’esperienza sul campo di insegnanti, affermati professionisti, che riescono a dare il giusto taglio didattico e a supportare lo studente nelle fasi di apprendimento. Versatili e flessibili, i corsi sono disponibili modalità di e-learning oppure, se richiedono la frequenza, in orari serali.

Quanto al mondo accademico, per diventare interior designer occorre laurearsi in Architettura o Ingegneria e successivamente specializzarsi con dottorato in Design di interni; in alternativa sono disponibili corsi di laurea magistrali in Design d’interni, al termine dei quali è precluso l’iscrizione all’Albo degli Architetti, ma che focalizzano la formazione sulla figura professionale del designer d’interni.
La strada universitaria è decisamente più pesante sia per la mole di studio che di stress riversata sullo studente al quale, a differenza dei corsi professionali, è lasciato un ampio margine di autonomia; di contro, offre una formazione certamente più approfondita e trasversale, dando ampio spazio anche alla discipline non prettamente collegate al design, ma funzionali per il bagaglio culturale del futuro professionista.
Il titolo conseguito ha un valore legale pienamente spendibile nel mondo del lavoro e, tuttora, preferito da molte realtà professionali come garanzia di una solida preparazione.
Nel corso del piano di studi non mancano occasioni di stage e di alternanza scuola-lavoro che offrono allo studente un piccolo contatto con la futura realtà lavorativa.

La scelta fra quale tipo di formazione scegliere è naturalmente personale e condizionata da molti fattori; ad oggi, la mancanza di un albo apposito e, quindi, la subordinazione dell’esercizio della professione all’iscrizione all’albo non comporta una normativa preferenza per l’una o l’altra scelta.